LA QUINTA IN RADIO

La classe quinta attendeva con grande entusiasmo il mese di marzo per poter registrare in una radio. I ragazzi all’ ultimo anno della primaria, infatti, hanno la possibilità di visitare una radio locale (Radio Luce a S. Zenone ) e diventare  loro stessi protagonisti registrando alcune puntate. Ogni anno viene scelto un tema diverso; quest’anno è stato scelto il genere “Racconti di paura” e i ragazzi ispirandosi ad alcuni racconti famosi, hanno costruito due appassionanti storie. Ad ogni alunno è stata data una parte da leggere ed imparare, curando in particolare l’ intonazione, al fine di dare il meglio in radio durante la registrazione.

Primo racconto

 

Una notte a scuola

Capitolo 1   Bloccati!!

Era un tranquillo pomeriggio di marzo ed il maestro chiese al mio gruppo cioè a ma Denis, ad Asya , Laura, Sofia, Nancy, Greta, Michelle  e Leonardo, di andare nel seminterrato a prendere dei cartelloni: mancavano pochi minuti alla fine della scuola. Non trovandoli subito, cercammo meglio. Ci imbattemmo così in vecchie cartine geografiche, solidi, cubi, coni, prismi e parallelepipedi, tutti impolverati, banchi e sedie ormai inservibili … Dei cartelloni però neppure l’idea.  Ritornammo di sopra e avvertimmo subito un silenzio irreale: non c’era più nessuno. Guardammo l’orologio: erano le 16:30, erano tutti andati a casa già da mezzora! Cercammo disperatamente di aprire la porta per uscire anche noi, ma inutilmente, era chiusa a chiave! Eravamo in trappola.

 

 Capitolo 2  Domande senza risposte

Rimanemmo chiusi nella scuola senza che nessuno ci potesse aiutare. I genitori non si sarebbero preoccupati e avrebbero pensato che eravamo  rimasti a scuola dopo l’orario per  terminare i cartelloni. Speravamo nell’arrivo del personale delle pulizie ma non si vedeva arrivare nessuno. Eravamo preoccupati,  possibile che nessuno degli altri si fosse accorto che non eravamo usciti da scuola? Possibile che avessero chiuso tutto senza fare un giro di ispezione per controllare che non ci fossero ancora alunni nelle aule o nelle altre stanze?

E se ci avessero chiuso dentro di proposito per qualche scherzo di pessimo gusto?

Ma perché?  

Soprattutto, perché noi?

Come saremmo usciti di lì?

E saremmo arrivati a casa nostra sani e salvi?

Per ora ogni certezza sembrava lontana.

 

 Capitolo 3   Il sole cala

Mentre il sole tramontava facemmo il giro di tutte le classi per cercare una qualche via di fuga. Ma in ogni classe  avevano provveduto a chiudere tutto. Lentamente il buio calò e iniziammo a preoccuparci. Nessuno sapeva che eravamo rinchiusi lì. Non era rimasto nessuno, né un insegnante, né un inserviente, nessuno.

Eccetto noi.

Il tempo passava. Le tenebre avvolsero a poco a poco la scuola. Ogni rumore, amplificato dalla paura e dalla preoccupazione, diventava spaventoso, l’angoscia stava lentamente prendendo il sopravvento.

Ritornammo nella nostra classe: mangiammo le caramelle che il maestro teneva nel cassetto.

Il campanile della chiesa di Paderno rintoccò le ore e sentimmo dei rumori.

Asya , Laura, Sofia, Nancy, Greta e Michelle avevano paura e si abbracciarono.

Denis disse “Niente paura basta accendere  la luce !-

 

 Capitolo 4     Nel cuor della notte

Schiacciai l’interruttore e con un lampo improvviso, le lampadine si spensero,  tutte bruciate.

Ugo, il manichino del corpo umano, scese dallo scaffale su cui stava e iniziò a muoversi. A mano a mano che si avvicinava gli spuntavano le gambe e le braccia. Gli caddero tutti gli organi vitali che aveva all’interno. Nancy disse terrorizzata“- Quelli sono organi!-  Laura, Asya, Sofia e Greta urlarono in preda al panico

-Scappiamo!-

Finimmo tutti nella classe quarta. Ma in quella classe alla lavagna spuntarono le mani che disegnarono delle operazioni, armate di mitra le quali scesero e ci inseguirono.

Leonardo e Michelle gridarono: -FILIAMOCELA!!-;   

Ci spostammo nell’aula dei computer, che, quando ci videro entrare, si animarono tentando di elettrizzarci per imprigionarci nel desktop.

Dai libri ordinati sugli scaffali della biblioteca fuoriuscirono antichi scudi romani in formazione di testuggine. Anche gli

Egizi saltarono fuori con le loro mummie, seguiti da Cinesi armati con circa 300.000 aghi d’oro per l’agopuntura: tutti presero a inseguirci.

Intanto nella classe della prima i banchi si erano animati e iniziarono a spostarsi rumorosamente.

Noi, spaventati a morte, corremmo all’impazzata verso la sala insegnanti ma lì, la macchinetta del caffè ci respinse spruzzandoci addosso liquido bollente. Dal bagno i water tentarono di risucchiarci. Disperati non sapevamo più dove andare.

Ci rifugiammo in classe terza che per fortuna era tranquilla.

 

Capitolo 5   Gambe levate

 

Ci nascondemmo sotto i banchi e mentre sbirciavamo vedemmo che Ugo, il manichino vivente, insieme con le operazioni ci cercava. Avevamo una fifa così incontrollate che ormai stavamo per farcela sotto.

-Fra un po’ mi metto a piangere- sussurrò Leonardo balbettando, -Anch’io- disse tremando Laura,

– Oh no!! Ci hanno scoperto- strillò Sofia.

Anch’io, di solito così sicuro, ero terrorizzato.

Nancy con un filo di voce disse – E’meglio scappare!-

Presi dal panico, ci dividemmo in coppie: Laura e Asya in classe, sotto la cattedra; Sofia e Nancy, dentro l’armadio; Greta e Michelle, dietro la porta; e invece io e Leonardo, ci nascondemmo sotto i nostri giubbotti. Le operazioni, però, vedendo i giubbotti muoversi, si insospettirono, si avvicinarono e sollevandoli, ci scoprirono. Noi scappammo  a gambe levate, facendo così scoprire tutti gli altri. Ci trovammo tutti trafelati in classe prima..

– Bravi geni!- ci rimproverò Asya.

– Ora non giochiamo al gioco delle colpe, e pensiamo piuttosto a come uscire- dissero seccate Laura e Sofia con voce brusca.

Con tono ragionevole Greta si intromise:- Potremmo provare ad aprire qualche porta, però dobbiamo sbrigarci.

Ci dividemmo ancora una volta.

Poco dopo Asya ci avvertì: -Di qui è aperto!- In fretta corremmo verso di lei  e uscimmo all’aperto.

    

Capitolo 6        Forse … fuori dall’ incubo

 

 Ci ritrovammo davanti alla scuola media: non sembrava più quella di prima: ai lati dell’ingresso si aprivano tombe

dall’ aspetto cupo e orripilante, piene di ragnatele e…

– Aiuto! Scappiamo, una tarantola gigante ci sta minacciando! Non siamo ancora fuori dall’incubo!- disse Leonardo

– Aiuto! Scappiamo, un gruppo di vampiri ci sta inseguendo! Non siamo ancora fuori dall’ incubo!- esclamò Nancy

– Aiuto! Ci sono delle piante carnivore! Non siamo ancora fuori dall’ incubo- urlò Michelle

– Invece di urlare tanto, perché non scappiamo da questi orrendi mostri che ci stanno inseguendo peggio di nostra madre quando dobbiamo fare i compiti!- affermò Greta

– Dirigiamoci alle superiori- aggiunse Sofia

– Buona idea- esclamò Asya

– Aspettate un attimo- intervenni io, Denis –dobbiamo ancora fare i compiti di geografia!-

– Cosa hai detto, scusa ?!??!!- si ribellarono tutti in coro.

In quel mentre Laura strillò: una pianta carnivora l’aveva addentata. Tutti ci gettammo su di lei e tentammo di strapparla dalle fauci fameliche di una UTRICULARIA gigantesca. A fatica,  riuscimmo a liberarla.

Sfiniti esclamammo tutti insieme – sei salva!-.

 

 Capitolo 7   Poveri noi!

 

Eravamo in trappola, circondati da mostri di ogni genere, la paura ed il terrore ci caricarono al punto che reagimmo urlando. Tutti insieme cominciammo a correre dirigendoci verso la parte dell’Istituto usata dalle superiori; arrivati all’entrata spalancammo la porta ed entrammo di corsa.

Ci trovammo in un lungo corridoio  scuro: avevamo il fiatone, eravamo stanchi, ma non potevamo fermarci, non eravamo ancora fuori pericolo.

-Dove siamo?- chiese Leonardo.

– Non ne ho idea!- rispose Asya.

– Ci siamo persi!!!- urlò Laura ancora provata dopo il fattaccio della pianta carnivora.

– Zitta, uccellaccio del malaugurio!- sibilai  –siamo in una scuola quindi ci saranno finestre e porte che ci condurranno fuori di qui! E speriamo di arrivare in un posto sicuro e soprattutto che ci sia familiare-.

Ci guardammo un po’ intorno, era buio, freddo e spaventosamente silenzioso,  poi …

– Guardate, una porta- esclamò Sofia

– Usciamo!- dissero Greta e Michelle che già correvano.

Varcammo la porta, al di là di essa c’era il giardino della scuola, il cielo della notte era limpido, c’era una bella luna piena e un silenzio assordante.  

 

Capitolo 8   Finalmente salvi

 

Mentre superavamo la soglia della porta il silenzio fu rotto dal rumore di alcuni ramoscelli spezzati, sembravano calpestati.

-Andiamo via subito, torniamo alla nostra scuola!- disse Laura. Ci avviammo di buon passo, vicini e compatti. Ad un tratto Sofia scorse qualcosa di scuro tra i cespugli ed esclamò –

Oh nooo!!! Ci stanno inseguendo ancora!-

Poi accadde qualcosa che non capimmo subito: i mostri si fermarono.

Nancy  sussurrò: – Qualcosa o qualcuno li ha fermati! –

Ad Est il cielo si stava schiarendo.

L’alba finalmente.

Rimanemmo fermi, immobili, ad assistere alla scena: tutte quelle creature orrende che per tutta la notte ci avevano inseguiti,  terrorizzati, anche quasi mangiati,  stavano pian piano scomparendo.

-Cosa sta succedendo?- chiese Greta.

-Ho capito, i mostri non sopportano la luce, sono figli delle tenebre! esclamai.

-E’ FINITA- gridarono le ragazze abbracciandosi e battendo le mani.

– Benedetta luce!!!!- esclamò Asya con le braccia rivolte al cielo.-

Ci ritrovammo così felici nel giardino della nostra scuola, sani e salvi.

Avevamo una grande avventura da raccontare al nostro maestro, ai nostri compagni, alle nostre famiglie.

Ma, un momento e se non ci credesse nessuno?

Oggi non avevamo timore di arrivare in ritardo, a scuola, c’eravamo già!

 

    Secondo racconto

 

Giù le mani dalla mia scuola

 

 

CAPITOLO 1:IL FULMINE

 

Era una giornata come tante altre.

Marta, Engy, Antony, Teo, Isacco e Nick scolari dell’ Istituto Filippin di Paderno del Grappa, si incamminavano allegramente verso la loro scuola: era sempre bello ritrovarsi al mattino.

Buongiorno ragazzi – disse il prof. di arte che li accolse sorridente nel cortile d’ingresso.

Buongiorno prof – risposero loro educatamente.

Il prof entrò nella scuola, i ragazzi si mossero per seguirlo.

Compagni, amici, e insegnanti contenti, la scuola che tutti vorrebbero.

Marta stava per mettere un piede sullo scalino, quando un bagliore improvviso accecò l’aria. Quando si riebbe la scuola non c’era più, nè muri, né tetto e neanche il tappeto d’ingresso.

In sottofondo, agghiacciante, una risata malvagia echeggiò nell’aria: Ha ha ha ha.

 

 

CAPITOLO 2 :MISTERI

 

I ragazzi spaventati indietreggiarono.

–       AIUTO avete visto? sembrava un fulmine! – piagnucolò incredula Marta

–       LA SCUOLA DOV’È? – balbettò guardandosi intorno Engy – è sparita!

–       EHI, EHI, e quella risata l’avete sentita? Ma quanta cattiveria aveva dentro? – Disse Teo in preda al panico.

Nessuno osava mettere piede dove prima stava la scuola.

–       Buongiorno ragazzi, ma dove me l’avete messa la scuola? L’avete per caso spedita sulla luna? – disse sorridendo la prof di spagnolo, senza accorgersi dello smarrimento degli scolari.

Immersa nei suoi pensieri salì il gradino ma, un passo più in là, sparì anche lei.

 

I ragazzi angosciati si guardarono intorno. Cosa stava succedendo? Chi ci capiva qualcosa?

 

All’improvviso avvertirono il cigolio di una porta che si apriva. Proveniva dal ripostiglio delle pulizie, che miracolosamente era rimasto in piedi e al suo posto, intravidero fugacemente il lembo di un càmice bianco, sentìrono la solita risata malefica e lo sbattere della porta metallica.

 

 

 CAPITOLO 3:IL COVO

 

–       Bisogna che qualcuno vada a vedere –  propose Isacco

–       Sì hai ragione. Affermò Teo.

–       VADO IO! Esclamò Nick.

Nick si incamminò senza paura, anzi coraggiosamente. Aprì la porta e…

–       C’è qualcuno? Chiese il bambino con voce tremolante.

Non vide nessuno. Guardò in alto e non notò la botola, che si aprì: vi cadde dentro: gli sembrò di scivolare su un mucchio di detriti.

Arrivò in fondo, senza farsi male.

Si guardò intorno, mentre si toglieva di dosso la polvere.

Sembrava di essere dentro una grandissima grotta buia e silenziosa.

All’improvviso una luce si accese e notò quattro vie che si aprivano, verso il nulla.

Poi senti un rumore improvviso provenire dall’alto.

ANCHE i suoi amici, lo avevano seguito.

E pochi istanti dopo li vide cadere, come scivolando su una specie di toboga, sollevando una nube di calcinacci.

 

 

CAPITOLO 4:IL PRIMO INCONTRO CON DOC CRAZY

 

Anche gli altri, entrando nel capanno non s’accorsero della botola e ci caddero dentro. Arrivati in fondo, un po’ frastornati, cominciarono a cercare il loro amico: – Niiick!, dove sei? – Chiamarono insieme.  – Sono qui!!. – Urlò lui correndo loro incontro. – Finalmente ti abbiamo trovato! Esclamarono tutti in coro. Dopo essersi abbracciati, si guardarono un po’ intorno, aguzzando la vista. All’improvviso videro l’uomo col càmice bianco che scappava furtivo: il dottor Crazy!– ECCOLO LÀ, è lo scienziato pazzo!

– OH NO STA SCAPPANDO! – Esclamarono tutti in coro.

– INSEGUIAMOLO, non dobbiamo perderlo di vista!

 

Nella fretta della fuga, allo scienziato caddero gli occhiali. Antony li raccolse.

 

 

CAPITOLO 5 :LO SCIENZIATO PAZZO, IL DOTTOR CRAZY

 

Che strano tipo quello scienziato, pareva proprio pazzo. Aveva i capelli sparati in aria, come dopo una scossa elettrica, due folte sopracciglia accentuavano i suoi grandi occhi enormi, da folle.

Indossava un lungo camice; si fa per dire bianco, perché era pieno di macchie, frutto di numerosi esperimenti, forse falliti.

Da sotto il camice spuntavano pantaloni alla Fantozzi, rossi e spiegazzati, tenuti su da un paio di bretelle da clown.

Ai piedi portava un paio di stivaloni di gomma scura, lucidi, che scricchiolavano ad ogni passo.

Indossava guanti di gomma e reggeva una fialetta contenente  un intruglio misterioso.

Correndo lasciava dietro di sé la sua risata sgangherata.

 

 

CAPITOLO 6:LA RICERCA CONTINUA

 

Capimmo ben presto perché rideva: la caverna cominciava a popolarsi di zombi.

Erano esseri ripugnanti, dal volto sfigurato e cadaverico. Si muovevano in modo impacciato, rigido, trascinando i piedi. Emettevano grugniti indistinti ed emanavano un fetore nauseante.

I ragazzi si accorsero che gli zombi li stavano circondando.

Marta prese il suo zainetto e lo scagliò contro uno di quei cadaveri viventi, scaraventandolo a terra, poi scappò via.                           – Dai, ragazzi muoviamoci prima che ci prendano!- Esclamò Isacco infilandosi in uno stretto cunicolo.

Arrivarono in un posto più ampio, si fermarono per tirare il fiato e dopo qualche minuto ripresero a cercare la scuola, nel covo

–       EHI! guardate che enorme portone – disse Marta

–       LO SCIENZIATO dev’essere passato da qui – Affermò Engy  – QUINDI non dovrebbe essere lontano.

 

 

CAPITOLO 7:IN FUGA DALLO SCIENZIATO

 

Lo scienziato pazzo infatti era proprio nelle vicinanze. Lo videro e, prudentemente si nascosero dietro

alcuni scatoloni accatastati alla rinfusa e lo ascoltarono mentre parlava da solo: 

– Mhwahah!! Sono proprio un genio!! Io odio quella scuola e ora finalmente potrò distruggerla: questo siero trasformerà ogni insegnante in zombi imbranato e nessuno avrà più coraggio d’andare a scuola a impara…

Non riuscì a terminare la frase, perchè Engy, la pasticciona, urtò una scatola che cadde.

Lo scienziato urlò:

– Zombi, a me, FERMATELI!!!

– SCAPPIAMO! e tu, Engy complimenti ora siamo in guai seri!!

-Non l’ ho fatto apposta! Rispose la bambina.

 

 

CAPITOLO 8:CONTRO LO SCIENZIATO

 

Scapparono ancora, ma questa volta le stanze erano illuminate. In una videro scaffali pieni di armi.

Teo esclamò:

– GUARDATE ci sono dei fucili, pendiamoli! –.

– Per la precisione sono dei cannoni quantistici bifunzionali trasformatori!! – Precisò Antony.

– E in italiano terrestre, puoi spiegare cosa sono? – chiese Nick .

– ARMI che fanno ritornare umani, gli zombi.

– Ci avrei giurato! – replicò Marta.

I ragazzi lasciarono che gli immondi zombi si avvicinassero, poi spararono.

Tutti quei cadaveri ambulanti diventarono all’improvviso, di nuovo, i professori di prima e lo scienziato urlò:

–       NON MI FERMERETE MAI, BRUTTI MARMOCCHI!! 

Saltò sulla sua astronave, parcheggiata lì fuori, ma non avendo gli occhiali, schiacciò inavvertitamente un bottone qualsiasi e, al posto di far partire l’astronave, fece invece teletrasportare la scuola e i bambini sul luogo dell’inizio di tutta l’avventura.

 

 

CAPITOLO 9:FINE DELL’AVVENTURA

 

I ragazzi si ritrovarono così a scuola, LA LORO SCUOLA,  entrarono in classe, NELLA LORO CLASSE e andarono a sistemarsi AL LORO POSTO di tutti i giorni, come se nulla fosse successo: di raccontare ad altri la loro avventura appena vissuta, NON se ne parlava proprio.

Chi ci avrebbe creduto?

Magari li avrebbero anche presi in giro.

Ma qualcuno di loro, la scrisse in un quaderno

per ricordarla ed è giunta fino a noi che ve l’abbiamo fatta rivivere.

CIAOO