Il Fratello vive con e per i giovani TESTIMONIANZE LASALLIANE

In Chiesa – dall’”album” del Filippin – incontri-scontri e… riscatti
Intervento di Fratel Eugenio
Dopo alcuni accenni sulla vita e opere del Santo De La Salle, ha raccontato alcune genuine storie della vita filippiniana.

Oggi 5 mila Fratelli e 60 mila Insegnanti lasalliani sono in festa; e anche noi, qui al Filippin, vogliamo, questa mattina, onorare e ringraziare il Santo La Salle per avere “inventato” i FRATELLI.
Ve l’assicuro : non siamo degli eroi, affatto; siamo “ gente brava”, nel significato più genuino della frase;
non abbiamo allori o aureole in testa, ma abbiamo nel cuore i giovani che incontriamo a scuola.
In questa semplicità di vita sta la nostra “santità”: dalla cattedra siamo capaci di fare “miracoli”, sei ragazzi ci assecondano. Non credo sia questa un’affermazione troppo euforica, da sprovveduto.
Son più di 50 anni che vivo in mezzo ai ragazzi qui al Filippin; di Fratelli ne ho conosciuti e tanti; di ragazzi tantissimi, che da ex allievi non mancano di testimoniarci affetto e riconoscenza.
Sentite questo ex allievo di 20 anni fa che mi ha mandato via e.mail questo ricordo di Fratel Guido, morto tre anni fa, suo amatissimo educatore:

“ Sui 17 anni ero una “bestiaccia”; davvero, Fratello; mi credevo un padreterno, irascibile e permaloso; in classe e in convitto tiranneggiavo spesso chi si metteva, secondo me, di traverso. Con Fratel Guido provai a tenere le distanze, assumendo atteggiamenti quasi di sfida; ma presto la sua disponibilità mi mortificò e accettai senza riserve la sua amicizia, dal giorno in cui..
Era da poco iniziata la scuola; primo compito di Fisica : un disastro! e credevo di sapere tutto. Mi ricordo che passai il pomeriggio rabbioso come un cane, Fratel Guido se ne accorse e mi convocò; non gli diedi tempo di farmi domande : incominciai a vomitare insulti, tutti dedicati al professore di Fisica. Con forza Fratel Guido mi mise una mano sulla bocca, roteò gli occhi e rimandò in gola la mia rabbia. Poi mi prese
per un braccio, silenzioso mi portò al bar e mi offrì un caffè. 
Vistomi un po’ più disteso mi disse:” Caro Angelo, sei tu vittima della tua presunzione! Sei tu che devi processare. Sei moralmente un invertebrato!” 
Fu come una sferzata quest’ultima frase. Da lì son partito per costruire più ordinatamente la mia vita.” 

Il cuore del Fratello deve saper battere 24 ore su 24 per i suoi giovani, diceva spesso Fratel Vittorino, Direttore generale al Filippin per tanti anni.
E tutti i Fratelli che ho conosciuto in questi anni qui al Filippin non si sono risparmiati per “far ben crescere” i giovani a loro affidati.

E proprio Fratel Vittorino mi confidò diversi anni fa un’esperienza educativa che “mai dimenticherò”, mi disse.
Una mattina convocai in Presidenza un ragazzo che stava per essere allontanato dall’Istituto per i suoi persistenti atteggiamenti ostili nei confronti dei docenti e degli educatori.
Mentre cercavo di spiegargli la insostenibile sua situazione, fisso’ lo sguardo sul ritratto del Fondatore dei Fratelli San G. B. de la Salle, appeso alle mie spalle. M’interruppe dicendo: ” Ma quello la’ e’ quello che chiamate il Fondatore. Se fosse qui al suo posto, quello la’, non mi caccerebbe via dall’Istituto! Per quel poco che so sui Santi, mi pare che volessero bene a tutti e in particolare ai più disperati, come me.”
Questo discorsetto mi ammutoli’. Capii che non valeva la pena di continuare a enumerare i suoi mali; così lo lasciai parlare. Disse tante cose con foga e rabbia, prendendosela con i genitori, la scuola, la società… Poco alla volta si sciolse e cambio’ tono; comincio’ a sciorinare le sue stoltezze, le sue cretinate… All’improvviso tacque, mi guardo’ fisso negli occhi e con una battuta mi diede una bella lezione di carità
cristiana :” Senta, il Fratello non puo’ cacciare un fratello!”
Mi ricordo che all’udire quella frase, mi sentii piccolo piccolo; mi spogliai dei panni del giudice e indossai quelli del Fratello, entrando in sintonia con i pensieri del Fondatore, uno in particolare:
“Accogliete, cari Fratelli, nel vostro cuore soprattutto quei ragazzi che non vengono a bussare alla vostra porta, perché non abituati a bussare: sono sempre stati messi fuori dalla porta. Questi disperati non aspettano altro che qualcuno si accorga di loro e dica:” Vieni amico, c’è posto anche per te.” 
Ripresi poi io il discorso, riferendogli quanto m’era passato per la mente in quei pochi attimi di silenzioso stupore.
Ormai l’atmosfera s’era rasserenata, si respirava aria amichevole; accetto’ con spirito goliardico la sfida che gli proposi:” Ti rimetto in gioco, perchè hai le capacita’ di vincere la partita”. “Spero proprio di si’, perche’ non ho voglia di “far ridere i polli”, mi disse, compiaciuto, mentre mi stringeva la mano.