Semestre Abroad 2014

USA: Illinois ( Chicago e Lombard) – Rhode Island ( Providence) – California ( Berkeley)

 

Saint Mary’s High School – Berkeley – San Francisco
di Laura Buratto

Quando mi proposero di fare questo esperienza ero confusa e insicura, non sapevo se sarei stata pronta a cominciare una nuova vita; ma l’idea mi affascinava; quindi ho deciso di provarci, di tentare. Ad aprile la mia scuola mi ha dato l’OK per la mia partecipazione al “semester abroad”. Parti lasciandoti alle spalle problemi e sicurezze; parti ancora un po’ scettica, un po’ spaventata per ciò che verrà; parti piena di speranze e aspettative, ma mai potresti immaginare ciò che ti aspetta. Sicuramente cominciare una nuova vita da zero non è semplice; e l’ho capito durante le prime settimane di scuola: Non conoscevo l’ambiente, né gli insegnanti, né tanto meno gli studenti; non riuscivo ad esprimermi come volevo, con l’aggiunta del mio inglese fragile e frammentario. Mi sentivo persa in un mondo che non era il mio: mi mancavano gli amici, la mia famiglia; avrei voluto tornare alla familiare quotidianità della mia vita… Dopo un paio di settimane ho cominciato a capire come funzionava quella vita, a destreggiarmi piuttosto bene tra classi e armadietti; ho capito che, nonostante la diversità della lingua e di cultura, non siamo poi tanto diversi. Ho cominciato ad appassionarmi a quel vivere: ogni giorno c’era qualcuno di nuovo da conoscere e qualcosa  di nuovo da vedere. Ho cominciato ad essere felice ed entusiasta per tutto, ogni nuova esperienza era una piacevole scoperta. BERKELEY, la mia città ospitante a 16 km.da San Francisco, è una città cosmopolita, costituita da persone di culture ed idee diverse, che però vivono in pace, nel reciproco rispetto e stima. La mia scuola, il SAINT MARY’S , gestita dai Fratelli, interpreta gli stessi principi; mi ha insegnato ad essere aperta e disponibile verso il prossimo, a capire che siamo tutti uguali, indipendentemente dalla cultura e dal colore della pelle. Il Sant Mary’s non è solo una scuola, è una comunità, una famiglia che mi ha accolta a braccia aperte e mi ha subito fatto sentire a mio agio. Ho instaurato un ottimo rapporto con qualche professore e qualche studente, con i quali mi sento tuttora. Tutti gli studenti che hanno fatto questa esperienza mi hanno detto che si torna cambiati; devo dire che anch’io, una volta tornata in Italia, mi sono accorta d’essere diversa; ora riesco meglio ad apprezzare la vita che conduco, ad emozionarmi dinanzi alle piccole cose che prima davo per scontate. Ed ora riguardo le foto, riascolto le canzoni e rileggo le lettere con un po’ di nostalgia: mi rendo conto che aldilà dell’oceano ho una famiglia e degli amici che non dimenticherò mai.

Foto Gruppo

FRANZOI Kevin – PERI Lorenzo – ITRI Marella – TOLIO Giandomenico – VEDOVE Marianna – MALOSSO Valentina – BURATTO Laura – POLEGATO MORETTI Leonardo – DE BONA Laura – TONIOLO Umberto (dall’alto in basso – da sinistra a destra)

SAINT MARY’S HIGH SCHOOL – BERKELEY – California
di Kevin Franzoi

Non sono un bravo scrittore e la lingua italiana la parlo con qualche difficoltà. Mi è stato chiesto di scrivere qualche impressione sulla mia partecipazione al Semester Abroad in Usa. Ci provo. Sarò breve. Al mio arrivo sono stato calorosamente dalla mia famiglia americana, i Clifton. Con l’aiuto dei due loro figli, Erik e Peter mi sono facilmente ambientato, anche perchè Erik frequenava la mia stessa Scuola del Saint Mary’s. I Clifton sono stati sempre premurosi nei miei confronti; ogni fine settimana organizzavano delle „visite culturali“, come quella del parco di Yosemite, una località montuosa, per certi versi simile alle nostre Alpi. Anch’io ho incontrato diverse difficoltà all’inizio, soprattutto a scuola: a parte la lingua, c’era da imparare a utilizzare l’I-pad, che sostituiva i testi scolastici. Ce l’ho messa tutta,come è mio solito e presto mi son sentito a mio agio. Al Saint Mary’s si respirava un’aria di famiglia; in tutta sincerità meglio che al Filippin. Non è un’annotazione di circostanza: questa esperienza m’ha maturato, mi sento più sicuro, aperto e la mia lingua inglese  è più disinvolta che mai. Un consiglio per quelli che avranno la fortuna di fare questa esperienza: non abbiate paura di chiedere  alla famiglia che vi ospiterà e agli amici che farete, ciò che vi piace conoscere, sapere, provare: gli Usa sono un paese straordinario, che può completare quanto di buono riceviamo in patria e nelle nostre famiglie e scuole.

Saint Patrick High School –  Chicago – Illinois
di Leonardo Polegato Moretti

Mentre i miei compagni di classe del Filippin ( Umberto, Kevin e Laura, 4^ L. Sc.) si godevano la California (Berkeley – San Francisco), io ho vissuto da solo l’esperienza americana a Chicago, dalla parte opposta dell’Oceano Pacifico. All’inizio ho affrontato le scontate difficoltà d’ambientamento, di lingua, di rapporti con la famiglia ospitante, con i compagni di classe e con i professori con una certa spavalderia, senza lasciarmi prendere da stati d’animo ansiosi; è il mio carattere in fondo. Questo mio essere spontaneo e disponibile m’ha aiutato a trovare presto un’intesa con tutti. Saint Patrick è una rinomata High School, magnificamente gestita dai Fratelli; si respira un’aria di famiglia, anche se i ritmi della vita scolastica devono essere rigorosamente rispettati; insomma c’è  un’ordinata e serena convivenza. Poche le materie che si studiano, ma assai approfondite le conoscenze; più che compiti (quelli si fanno in classe) per casa si fanno “ricerche”personali ed esperienze di volontariato. Ho faticato molto con la lingua inglese, tenendo conto delle mie fragili conoscenze di base e la parlata un po’ particolare degli americani. Non preoccupato dei miei “pasticci linguistici”, mi son sforzato di parlare; così poco alla volta ho “ripulito” e potenziato il mio inglese. In questi cinque mesi ho avuto diverso tempo libero, che la famiglia che mi ospitava ha saputo ben gestire, portandomi, nei vari Week end, ora di qua ora di là alla scoperta della immensa città di Chicago e dintorni. Siccome mi piacciono alcuni sport americani, ho avuto delle opportunità per assistere a partite di Basket e di Football americano: stadi immensi e sempre affollati, spettatori competenti, veri supporters della squadra; un autentico spettacolo! A fine novembre (dopo quattro mesi) mi sentivo un po’ americano: lingua più sciolta, rapporti con i compagni e professori più disinvolti, più a mio agio nella vita familiare: i tre figlioli ormai mi consideravano il fratello maggiore. Vigilia di Natale: bisognava tornare in Italia: m’aspettavano ansiosi i genitori, i professori del Filippin (per valutare la mia esperienza) e i compagni ( curiosi si sapere le mie avventure…). Mi son portato a casa un bel bagaglio di esperienze che, spero, mi aiuteranno a comportarmi in modo più responsabile. Contento? Potete immaginarlo. A più di qualcuno dovrò dire grazie; meglio dovrò dimostrare di non averli delusi.

High School  di Berkeley – BERKELEY – California
di Umberto Toniolo

Sono partito il 20 Agosto assieme a Kevin, un ragazzo della mia classe, per la California, dove ho vissuto fino al 21 dicembre; qui ho frequentato l’High School  di Berkeley ( cittadina a 16 Km. da San Francisco), una scuola egregiamente diretta dai Fratelli. Appena sbarcato, ho trovato la mia “famiglia americana” ad aspettarmi con un grande cartellone dove avevano scritto “Benvenuto”. Ho trascorso questi  mesi assieme ad un ragazzo, scelto dalla scuola americana, Jack, al quale mi sono sempre riferito con il termine “fratello”, vista la nostra grande amicizia e il legame che ci unisce. Ottima la famiglia che mi ha ospitato:  mi ha fatto sentire come a casa mia, lasciandomi la mia libertà e confidando nella mia responsabilità e maturità. Dopo le prime settimane di scuola, avevo già fatto amicizia con diversi studenti; in verità mi son parsi simpatici un po’ tutti gli studenti del Saint Mary’s. Questa scuola sorge a due passi dalla famosissima Università della California, considerata la migliore Università pubblica al mondo : conta più di trentacinquemila studenti. Il primo mese di studi non è stato semplice, a causa della lingua e delle nuove tecnologie con le quali non ero abituato a studiare, ad esempio l’uso dell’ipad invece dei classici libri cartacei. Una volta preso confidenza con questi nuovi strumenti, ho ottenuto dei buoni risultati in tutte le materie studiate. Le lezioni erano interessanti, coinvolgenti; non ho qui il tempo per parlare delle differenze che ho incontrato rispetto alle nostre; lo farò una volta tornato in Italia. Come è andata con il cibo? Niente male, anche se la cucina italiana è un’altra cosa. La mia famiglia mi lasciava cucinare quando ne avevo voglia, comprava prodotti italiani ed era pronta a soddisfare le mie richieste. E il mio inglese? Migliorarlo era lo scopo di questa esperienza. Ora lo parlo in modo più fluente, conosco più vocaboli e ho una pronuncia  di gran lunga migliore. Lo studio mi impegnava molto; ma ho trovato il tempo per divertirmi. Insieme a mio fratello Jack ho assistito a diversi eventi sportivi cittadini : ad un match di basket  NBA, a una partita di baseball dei San Francisco Giants, e ad una partita di football dell’Università della California contro quella di Stanford, tra le quali c’è una grande rivalità. Assai combattuti sono i match tra i vari  High School del territorio. Nella  mia  scuola di Berkeley si praticano molti sport; personalmente non ho partecipato alle varie competizioni, perché non sono portato per quegli sport;  il mio preferito è il golf, e lì lo si pratica in primavera; così per allenarmi andavo al Golf Club cittadino. Ho avuto inoltre l’opportunità di visitare Oakland e ovviamente San Francisco, una città spettacolare, dove mi piacerebbe molto vivere. Una magnifica esperienza,la suggerisco senza dubbio a tutti gli studenti che hanno la possibilità di farla, la California è un posto splendido e le amicizie e le scoperte che farete lì, ve le ricorderete per tutta la vita.

La Salle Academy – Berkeley – California
Marianna Vedove

Fin da quando ho iniziato a frequentare gli Istituti Filippin, uno dei sogni più grandi che avessi era fare il Semester Abroad negli Stati Uniti. Gli anni sono passati velocemente; terminata la Terza Liceo ero prontissima per Providence ( Rhode Island), la città ove si trova l’High School che avrei frequentato per sei mesi. Avevo davanti agli occhi l’occasione forse più bella della mia vita, che avevo sudato durante tutto l’anno scolastico per ottenerla, che  poteva  rendere migliore me stessa e la mia vita. Le prime settimane sono trascorse in famiglia mi hanno permesso di conoscere bene e stringere un rapporto profondo con la “mom” e la “sister” con le quali avrei vissuto per i successivi cinque mesi .Il difficile è iniziato quando ho incominciato a frequentare le lezioni in lingua inglese, dato che distrarsi un secondo significava perdere gran parte della spiegazione.  Tutto si è semplificato quando ho cominciato a stringere  amicizie con gli studenti de La Salle Academy, che si sono dimostrati fin dal primo momento  ragazzi  disponibili e aperti Ho avuto la possiblità di migliorare non solo l’inglese, ma soprattutto di potenziare il senso di responsabilità  e autonomia.. I professori de La Salle Accademy mi hanno accolta a braccia aperte e soprattutto mi hanno  aiutata a puntare al massimo sui miei interessi e sulle mie qualità, permettendomi di scoprirne anche di nuovi, ogni giorno. Dopo due mesi mi sentivo quasi “americana”: mi ero adattata perfettamente agli orari scolastici, agli impegni di studio, alle usanze e stranezze della famiglia e degli americani in generale, al cibo;  il mio rapporto con la “sister” – Sam – era diventato sempre più profondo e importante. Ringrazio la famiglia dei Baker, per l’aiuto  che mi hanno dato nel “tirare fuori la parte migliore di me” ogni  giorno trascorso assieme, per aver accettato alcune mie lune storte, per avermi rassicurata nei momento di difficoltà e per avermi fatta viaggiare e conoscere  quella parte di mondo che tanto si sogna, quando si ha quest’età. Ringrazio i miei genitori, il Filippin, e  tutti coloro che hanno “lavorato” per rendere questo mio sogno realtà. Questa esperienza del “semester” la consiglierei a chi si sente pronto di intraprendere un viaggio all’estero come questo, perché tutte le emozioni, le persone che si incontrano, le esperienze, le festività, come il Giorno del Ringraziamento, le occasioni speciali, come l’Harvest Ball, i mille luoghi visitati, vivranno nel cuore sempre e per sempre.